Pressione fiscale in Italia: qual è lo stato d’arte?
di Redazione
20/01/2025
Un tema molto dibattuto nel nostro paese, che affonda le proprie radici in epoche ormai lontane, è l’elevata pressione fiscale alle quali sono costrette a sottostare persone fisiche e giuridiche. Come noto, l’Italia è uno dei paesi europei con maggior pressione fiscale, un fattore che incide profondamente sulle decisioni di imprese e famiglie. I numeri, in tal senso, forniscono un quadro chiaro ed esaustivo della portata del fenomeno lungo tutto lo Stivale.
Secondo i dati forniti dall’ISTAT e dalla Banca d’Italia, la pressione fiscale in Italia si aggira, nel 2024, intorno al 42% del PIL; il valore è superiore alla media europea, che si attesta attorno al 39%. I motivi di una pressione fiscale così accentuata sono da attribuire a una combinazione di imposte dirette, indirette e contributi previdenziali, che incidono profondamente sul guadagno netto di lavoratori dipendenti, partite IVA e imprenditori.
Quanto pesano le imposte sul reddito delle famiglie e la competitività delle imprese
L’imposta più famosa al “grande pubblico” è l’IRPEF (imposte sul reddito delle persone fisiche), che rappresenta una delle principali fonti di entrata per lo stato. Questa imposta prevede aliquote che variano dal 23% al 43%, in base al reddito percepito da ogni singolo soggetto. Le imprese, invece, sono tenute al pagamento dell’IRES (Imposta sul reddito delle società) e dell’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) con aliquote rispettivamente del 24% e di circa il 3,9%. Questa serie di numeri fa ben comprendere come la pressione fiscale rappresenti, a tutti gli effetti, una vera e propria sfida per le imprese italiane. L’elevata mole dei costi associati a tasse e contributi previdenziali riduce significativamente la competitività delle imprese italiane rispetto a quelle di altri paesi del Vecchio Continente. Non stupisce in alcun modo, quindi, che molte imprese volgano lo sguardo all’estero, trasferendo la propria attività in paesi che adottano un regime fiscale maggiormente favorevole. Tra questi, negli ultimi anni è cresciuto significativamente Dubai, una meta estremamente attrattiva per moltissimi imprenditori italiani.Le imprese si trasferiscono all’estero per non perdere competitività
La città emiratina, infatti, offre un contesto fiscale molto vantaggioso: ad eccezione di alcuni specifici settori (come, ad esempio, il petrolifero e il bancario), si può ottenere un’esenzione quasi totale delle imposte sul reddito delle persone fisiche e delle società. Costituire una società a Dubai consente di ridurre sensibilmente i costi fiscali e accedere a nuovi mercati, ma è necessario, tuttavia, considerare i requisiti legali e amministrativi, avvalendosi del supporto di operatori esperti e qualificati che lavorano direttamente nell’emirato. Il trasferimento all’estero della propria attività è una causa, diretta, dell’elevata pressione fiscale presente nel nostro paese. Quest’ultima, poi, innesca alcune problematiche sociali che vanno tenute in adeguata considerazione. Le famiglie, ad esempio, vedono una parte consistente del loro reddito destinata al pagamento di tasse e contributi, riducendo il loro potere d'acquisto e la capacità di risparmio.Sarebbe necessaria una riforma fiscale, ma non è semplice da attuare
Il sistema fiscale italiano, inoltre, non brilla proprio per la luce riflessa. La sua complessità è stata spesso oggetto di critiche, complice anche un basso grado di efficienza e i costi amministrativi associati alla gestione delle imposte. Il tutto, per quanto ovvio, si riflette negativamente sull’economia italiana: le famiglie hanno meno potere d’acquisto e le imprese, talvolta, sono schiacciate dalla competizione globale. E’ indispensabile, quindi, che vengano attuate riforme in grado di aumentare la competitività delle imprese e la capacità di spesa delle famiglie, anche se questa sfida, complice l’elevata mole di debito pubblico, non è certo delle più semplici. Recentemente, in parlamento sono state avviate discussioni per riformare il sistema fiscale italiano, al fine di semplificare il sistema tributario e ridurre la pressione fiscale. Tra le proposte avanzate si segnala la riduzione dell’IRPEF, la revisione dell’IRAP e l'introduzione di incentivi fiscali per stimolare gli investimenti e l'occupazione.Redazione
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